Stanotte scrivo per rallentare i maroni che mi girano come due eliche. Scusate l’incipit poco elegante ma dopo le ultime settimane di martellamento mediatico ho esaurito il bon ton. Sento che la costruzione di un’opinione pubblica ostile agli anarchici e a chi si ribella in generale sia funzionale a successivi eventi tragici che permettano di consolidare ulteriormente la svolta autoritaria ed antidemocratica che le élites di questo paese stanno concretizzando anche con il governo dei tecnocrati. Scrivo le poche righe che seguono per tutte le persone oggetto del bombardamento televisivo che vogliono riflettere ed uscire dal paese immaginario nel quale si muovono gli attori della politica, per entrare nel paese reale dove le persone autentiche sono costrette a lottare per sopravvivere.
Il movimento anarchico e i suoi militanti hanno subito nelle ultime settimane attacchi tra i più vigliacchi che si ricordino sia dal punto di vista mediatico che, soprattutto, dal punto di vista fisico, culminati con la caduta del compagno Luca Abbà dal traliccio sul quale si era arrampicato per protestare per l’esproprio del suo terreno in Valsusa, mentre era inseguito da due sbirri rocciatori che cercavano di farlo scendere con la forza. Le immagini girate dalla polizia dell’episodio sono state diffuse ai media tagliate ad arte e Luca è stato presentato da diversi organi di stampa come un “cretinetti” o un “esaltato”[1]mentre sono state sottaciute le gravi responsabilità delle forze del disordine statale che non hanno rispettato neanche i loro stessi regolamenti quando vietano di mettere in pericolo la vita dei manifestanti con interventi avventati e violenti.
Tutti i telegiornali hanno continuato ad utilizzare con la stessa superficialità e scarsa professionalità ed indipendenza le “veline” della polizia creando l’immagine di un incosciente che si fulmina per sua imperizia e non perché inseguito dagli sbirri. Penso che di fronte a questo sia ampiamente giustificata l’ostilità che i manifestanti hanno dimostrato a questi strumenti nelle mani delle élites che sono i giornalisti italiani (fatte salve poche eccezioni).
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