In questo blog si sono trattate sinteticamente le basi teoriche dell’anarchismo e alcune delle sue forme storiche di lotta per la libertà e l’emancipazione delle classi sociali inferiori[1]. Abbiamo anche accennato ad alcuni dei più recenti sviluppi nel pensiero e nella pratica anarchica[2] esplorando anche l’economia partecipativa come un possibile nuovo paradigma economico di stampo libertario[3]. Ora vorrei ragionare sulle possibilità dei libertari e degli anarchici di impattare sullo sviluppo di un mondo che si sta letteralmente autodistruggendo sotto l’influenza nefasta del capitalismo neoliberale. Questa strategia è focalizzata sull’Italia ed è aperta al contributo di tutti quelli che seriamente desiderano cambiare radicalmente la nostra società, non credono nella delega in bianco e nel circo elettorale. Astenersi perditempo, partiti e gruppi che aspirano alla poltrona.
Fino ad oggi, il movimento anarchico ha operato coerentemente con i principi anti elettoralistici all’interno dei movimenti cosiddetti antagonisti ovunque i principi libertari fossero minacciati da chi sta in alto e detiene il potere. Si ritrovano libertari ed anarchici in tutti i movimenti “di base” che lottano contro l’ingiustizia e la prevaricazione: esempi italiani sono le lotte contro le devastazioni ambientali (No TAV, No Nucleare, etc), il militarismo (No Dal Molin, No War, etc), la discriminazione e l’oppressione nei confronti dei migranti (No CPT/CIE, Comitati ed Assemblee Antirazziste, etc), l’influenza oscurantista della chiesa cattolica (No Vat, etc), l’oppressione nelle carceri e nella psichiatria (No TSO, etc) e il maltrattamento degli animali (Comitati Liberazione Animale, etc).

In questi movimenti di denuncia e di protesta, gli anarchici e i libertari costituiscono una componente assolutamente fondamentale, non soltanto in termini di numero degli attivisti: in molti casi, il contributo dei libertari ha favorito una maturazione dal punto di vista politico generale di attività che per molti dei partecipanti partono con una visuale limitata al problema contingente che ha fatto sorgere il comitato[4]. I compagni che partecipano a questi movimenti giocano un ruolo fondamentale nel contrastare quegli elementi che mirano a strumentalizzare le attività di questi comitati di cittadini ai fini elettoralistici dei propri partiti o liste (civiche e simili). Quindi, l’attivismo “di denuncia e di protesta” ci vede da sempre in prima fila, anche insieme a compagni di strada eterogenei, e questo è coerente con la nostra storia. Continue reading →