Dopo la manifestazione del 15 ottobre 2011…

E’ piuttosto triste riscontrare che le riflessioni pubblicate da L’Anarchico in vista della manifestazione siano state centrate: l’articolo di giovedì scorso è stato letto da moltissime persone (e consiglio di leggerlo a chi non l’avesse già fatto) e, ciò nonostante, al momento in cui scrivo, nessuno ha ancora avuto il cuore di lasciare commenti. La sensazione è che gli avvenimenti di sabato scorso abbiano lasciato l’amaro in bocca a molte persone che hanno a cuore la costruzione di un’alternativa alla società capitalista. In effetti, se avevo avuto la consapevolezza di potenziali problemi durante la manifestazione non ero arrivato ad immaginarmi che il riot organizzato da una componente del movimento fosse così estesa ed in grado di compromettere la conclusione del corteo e le attività programmate dai promotori.

Come già scritto prima della manifestazione, un grave errore del movimento anticrisi italiano è stato quello di permettere che il corteo fosse ampiamente strumentalizzato da componenti politiche del centrosinistra e della ex sinistra radicale che, evidentemente, non possono essere interessate ad un reale cambiamento del sistema attuale, poiché ne sono attori per il momento comprimari, ma che aspirano ad essere protagonisti. Prima del corteo, abbiamo dovuto sopportare le cariatidi della vecchia politica pontificare sulla manifestazione come fosse soltanto loro e, dopo gli scontri, li abbiamo visti applaudire gli stessi poliziotti che hanno sempre manganellato (o peggio) qualsiasi manifestazione, anche pacifica, in passato. Adesso alcuni di questi “compagni di strada” proclamano la loro collaborazione sul web per identificare quei “bastardi degli infiltrati” da far arrestare. Di Pietro è arrivato oggi a chiedere una nuova legge Reale, legge che garantiva il diritto delle forze dell’ordine a fare impiego di armi, estendeva il ricorso alla custodia preventiva anche in assenza di flagranza di reato e normava l’uso del casco e di altri elementi potenzialmente atti a non rendere riconoscibili i cittadini. Evidentemente, colpire i simboli del capitalismo e della repressione costituisce oggi il peccato più grave di lesa maestà nei confronti di quegli opportunisti che già pregustavano di capitalizzare la passeggiata romana in termini di voti alla prima occasione.

Spero che gli sviluppi della situazione abbiano almeno un effetto positivo: quello di condurre quella parte di movimento che realmente desidera cambiare questo sistema a non collaborare con forze politiche giustizialiste, screditate e in cerca di poltrone elettorali. Soprattutto perché queste componenti istituzionali hanno un agenda politica non compatibile con un vero cambiamento del sistema attuale.

Per quanto riguarda, invece, quella parte di movimento che ha imposto la propria agenda di rioting all’intero corteo, L’Anarchico rimane convinto che questa forma di lotta sia, in questo momento, assolutamente controproducente rispetto alla costruzione di un’alternativa di sistema. Di una gravità enorme è stata la scelta di imporre le proprie strategie di rioting, evidentemente premeditate ed indipendenti dalle provocazioni poliziesche, a tutte quelle forze interessate a costruire un’alternativa di sistema, compresi i tanti gruppi anarchici che hanno partecipato alla manifestazione da tutta Italia. Evidentemente, le persone che hanno portato avanti queste azioni sono più interessate alla crescita della propria frazione che alla capacità propositiva e di dialogo all’interno di un movimento che, come già analizzato nel precedente articolo, si trova in una fase embrionale molto delicata. Inoltre, la repressione indiscriminata in queste ore sta già colpendo e colpirà compagne e compagni in tutta Italia. Questi sono i costi enormi che tutti dovremo sopportare ma i protagonisti del riot hanno raggiunto uno scopo al quale, evidentemente, sacrificare tutto: la pubblicità che il sistema mediatico del potere sta offrendo loro (in modo molto interessato) farà crescere il numero degli incappucciati danneggiando, al tempo stesso, tutti gli altri attori del movimento compresi gli anarchici (ed esclusi solo i partiti d’ordine, anche del centrosinistra).

Dal punto di vista politico, dopo quello che è successo il movimento non può che dividersi in diversi tronconi, con un oggettivo indebolimento che, almeno, spero possa portare ad una rinascita su basi più solide, evitando di imbarcare zavorre. Per quanto riguarda i rioters se, evidentemente, non ritenevano la piattaforma della manifestazione condivisibile e neanche meritevole di rispetto avrebbero potuto semplicemente promuoverne un’altra evitando di strumentalizzare opportunisticamente il corteo per inserire i propri contenuti a scapito degli altri. L’imposizione da parte dei rioters del proprio punto di vista minoritario su una maggioranza che potrebbe costituire un potenziale alleato nella lotta per la costruzione di un mondo diverso ha avuto l’effetto collaterale di distruggere una piattaforma che, con tutti i difetti che molti di noi avevano sottolineato, ha rappresentato uno dei rari casi in cui in Italia si è riusciti a imporre un’agenda politica radicale con la partecipazione di centinaia di migliaia di persone.

Ritengo che in un atteggiamento di questo tipo non vi sia nulla di anarchico giacché ricordo che l’anarchismo nella sua lunga storia ha sempre ritenuto che il fine non giustifichi mezzi sbagliati[1] rispettando le altre forze popolari, pur rimarcando in modo chiaro e palese le divergenze tattiche e strategiche. Per quante A cerchiate saranno disegnate sui muri o sui blindati, i comportamenti di questi soggetti durante la manifestazione non sono, a mio avviso, compatibili con i principi dell’anarchia.

Evidentemente, in questa fase è necessaria una riflessione perché non ci sia mai più concessa ad alcuno la possibilità di imporre violentemente una strategia settaria ad un movimento plurale. Non vorrei mai considerare nemici quelli che ho sempre considerato potenziali compagni, nonostante le differenze strategiche e tattiche ma, in assenza di un minimo di rispetto che impone di gestire la piazza in modo condiviso con le altre componenti, anche anarchiche, del movimento è molto meglio che non ci si trovi ad incrociare i destini sulle strade in futuro. La prossima volta la fortuna potrebbe non assisterci. Mi rendo conto che questo risultato è esattamente quello che serve al potere in questa fase ma, purtroppo, non vedo altre possibilità a meno di un ripensamento radicale dei comportamenti.


[1] “Certamente la rivoluzione va difesa e sviluppata con logica inesorabile; ma non si deve e non si può difenderla con mezzi che contraddicono ai suoi fini. […] Se per vincere si dovesse elevare la forca nelle piazze, io preferirei perdere.” Errico Malatesta “Rivoluzione e Lotta quotidiana” scritti scelti a cura di Gino Cerrito, Milano, Antistato, 1982. Disponibile: ebook

 

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15 Responses to Dopo la manifestazione del 15 ottobre 2011…

  1. euroubu says:

    Scusa Anarchico, tu parli di spazio condiviso, ma condiviso rispetto a cosa?
    Mi pare che per te la discriminante sia la violenza, che togliendo spazio agli altri pacifici questo abbia determinato una mancanza di condivisione, imponendo una strategia violenta a scapito di tutta la piazza…
    Potrebbe anche essere vero il contrario, se non vogliamo credere che la maggioranza abbia ragione.
    A me sembri un po’ troppo pianificatore nel voler costruire chissà cosa, quale avvenire per l’umanità. Forse devi avere anche un certa età da come scrivi, tutto impostato, precisino, quadrato…
    No io credo che lo spazio condiviso possono benissimo averlo tolto le colombe bianche ai cani rabbiosi.

  2. euroubu says:

    Scusate ma in quasi vent’anni di lotta non violenta e pacifica i NOTAV che cosa hanno ottenuto? E tutte quelle belle famigliole con gli ormoni nel dimenticatoio, che sfilavano a Genova con i bambini per mano a cantare ritornelli contro i cattivi, contro la fame nel mondo e le leggi inique, cosa hanno ottenuto? Cos’è cambiato in questi ultimi 10 anni da Genova in poi? E se cominciassimo da un po’ di buon senso in più, che non è obbligatorio portare un bambino di un anno ad una manifestazione politica? Qualcun* potrebbe obbiettare che non è nemmeno vietato, giusto. Ma il buon senso serve a far funzionare le nostre coscienze. Il buon senso nella vita di tutti i giorni non significa rimanere passivi, ma capire che alcune piccole nostre azioni posso servire per non peggiorare situazioni già di per se difficili e complesse, specialmente quando si tratta di gestire le emozioni in mare di gente.
    Anche a me dispiace oggi non poter partecipare a tutte le manifestazioni, avrei voluto tanto, ammetto la mia vigliaccheria, la mia paura di essere gassato anche, e se ho paura per me figuriamoci per mio figlio o mia figlia. Mi sembra un po’ da
    incoscienti, con la scusa della partecipazione e della democrazia, rischiare sulla pelle degli altri. A me piacerebbe poter attraversare la strada senza il rischio di essere investito, anche perchè nessun codice stradale ha stabilito che le strade sono solo per le macchine, ma non per questo attraverso la strada senza guardare o perchè credo nei miei diritti, e magari spingendo una carrozzella e la sigaretta accesa mentre parlo al cellulare del mio prossimo incontro in libreria per la presentazione del mio ultimo lavoro.

    Io non ho risposte da dare, non pretendo di aver ragione ma purtroppo (o per fortuna) è anche grazie a un certo tipo di violenze se oggi Italia non abbiamo più la dittatura fascista. Non voglio fare facili parallelismi sia chiaro ma non si può liquidare il discorso sulla violenza senza sporcarsi un po’. La coerenza avvolte è davvero la virtù degli imbecilli.
    Non mi identifico con i violenti ma capisco, e giustifico certe reazioni, e non è detto che se le cose peggiorino potrò domani identificarmi del tutto con i movimenti più violenti;
    durante la guerra civile spagnola i ‘comunisti’ non fecero la guerra agli anarchici? Perchè? Ritenevano gli anarchici troppo pericolosi, troppo violenti, troppo destabilizzanti? E in cambio cosa hanno ottenuto? Avevano fatto un favore a Franco. Domani a chi lo faranno il favore? La violenza può servire, se non a cambiare il mondo, in alcuni frangenti storici ad evitare il peggio come extrema ratio. Se poi sarò costretto ad arrendermi questo non giustifica la nonviolenza né la avvalora.
    Ripeto; nessuno può stabile a priori che ha agito per il male e chi per il bene solo per aver fatto casini a Roma il 15 Ottobre. Secondo me al di là di tutti i punti di vista serve
    un po’ di buon senso sia da una parte come dall’altra, magari io evito di portare mio nonno alla manifestazione per evitare che si spezzi le gambe o gli rompano il naso o lo innaffino con i CS insieme alla mia famiglia al completo con tanto di passeggino e bandiera arcobaleno e poi tutti a Gardaland, e qualcun’altr* dovrebbe riflettere sui propri limiti e sulla violenza necessaria….

  3. Max says:

    Ciao, ho letto oggi un’interessante testimonianza di un compagno che alla mani del 15 c’era e che condivido in molti punti:

    http://italy.indymedia.org/node/1676

    Un saluto, Max

  4. Max says:

    Ciao Anarchico, sono contento di rileggerti. Ho purtroppo riletto anche i soliti sterili commenti che vituperano qualsiasi anima, pacifica (o in passato quella più aggressiva e rivoluzionaria) di qualunque movimento antagonista, non perdendo l’occasione per lanciare invettive e offese a chiunque ‘agisca’, dipingendo volutamente uno sterile quadro che non lascerebbe altro spazio che la triste e borghese rassegnazione o l’accettazione del potere che degnamente rappresentano con le loro invettive.
    Detto questo, come al solito condivido buona parte delle tue analisi ma stavolta sono amichevolmente e rispettosamente critico in merito ad alcuni tuoi commenti. Personalmente sono perplesso verso il movimento degli indignados. Sono indignati perché sono “senza lavoro”, io sono indignato perché esiste “il lavoro a pagamento” ; sono indignati perché non hanno un buon diritto allo studio, io lo studio e le istituzioni scolastiche le giudico come il primo passo verso l’ammaestramento e l’educazione al terrore. Sono indignati perché lo stato supporta ed è pilotato dalle banche, io perché lo stato esiste e quindi, per perpetuare il proprio potere continua a violentare e uccidere. Io sono esasperato perchè le banche esistono non perchè sono mal gestite. Io concordo, ho fatto in passato lo stesso, lo rifarei e quindi sono solidale con i pochi compagni che, quando e dove possibile, usano coraggiosamente le occasioni e quel poco che hanno a disposizione (visto il nostro esiguo numero e zero risorse) per colpire banche e strutture del potere, centri commerciali, infrastrutture, simboli del dominio religioso e gli sbirri al soldo del potere. Certo, sono azioni dimostrative o dettate dalla rabbia, ma sono azioni che NON meritano di essere biasimate. Perché dovremmo suggerire, esplicitamente o implicitamente, di ‘riflettere criticamente’ o peggio astenersi da tali azioni? Personalmente non mi importa se quelli del SEL saranno indignati anche contro queste azioni o se i borghesi non ne capiranno mai metodi e scopi, se il papa in persona esprimerà rammarico per una statuina della madonna, simbolo della superstizione, giustamente distrutta dagli ultrà sinistrorsi e se in questo modo qualcuno, poverino, si sentirà “strumentalizzato” perché voleva una manifestazione di piazza simile al carnevale di viareggio o un pacifico rave party. Quando si partecipa ad una manifestazione in strada con un numero così elevato di persone si deve mettere in conto che non tutti si comporteranno come desideriamo. Se si vuole una parata o si vuole che gli altri si comportino ‘come piace a noi’ non si organizzi o non si vada ad una manifestazione popolare, si vada ad una sfilata, magari dell’esercito, lì son tutti in fila, ordinati ed inquadrati per benino. Non mi piace poi sentir proporre servizi d’ordine, organismi di controllo, piattaforme logistiche per contenere le masse.. certe cose non mi entusiasmano, soprattutto in momenti, come quelli attuali, già tanto soggetti al controllo governativo; mi sembrano, di nuovo, altri meccanismi di controllo proposti proprio da chi quel controllo lo vorrebbe abbattere. Credo personalmente che tu abbia sbagliato ‘la nuance’ nella tua analisi, cioè non le cose che hai scritto ma come le hai scritte, anche se ne capisco i pregevolissimi scopi e la correttezza degli ideali di fondo. Ma forse, come sempre, ho semplicemente frainteso e letto male. In ogni modo la mia non è una lettera di polemica ma una risposta alla richiesta di commenti. Le nostre mosse vanno ben considerate? Certo. E’ un momento critico ed embrionale per dare una forma al movimento? Vero. Ma se il movimento deve prendere una forma cosiddetta “salutare” ed esprimersi necessariamente persino ‘contro’ minuscoli (!) atti spontanei di rivolta e sabotaggio antistatali allora preferisco un aborto, preferisco che il feto sia danneggiato e che nasca un poco strano, più sociopatico, individualista e distruttivo. Sono stati atti di rivolta politicamente poco proficui per il dialogo con gli indignati e con il pubblico? Forse. Ma come abbiamo visto, parte di quei cosiddetti indignati erano delatori, collaborazionisti, amici della polizia. Lo dico senza veemenza e con lucidità e anche un poco di tristezza. I fatti successivi, come le spiate agli sbirri e altre cose, hanno ampiamente dimostrato chi siano buona parte, forse proprio il 99% …di quelle persone. I compagni che chiami rioters non hanno sbagliato, hanno sbagliato quelli che li hanno denunciati e verrà il giorno, come dicevano ludicamente i Conflict, gli unici ad avere dedicato una canzone al buon <a href="http://youtu.be/QvHnbCW0cG4&quot; Carlo Giuliani , : <a href="http://youtu.be/575YpXvuzFA&quot; 'To see Who is Who' e ‘chi è chi’ lo abbiamo già intravisto bene il 15 Ottobre ed i giorni successivi e lo stiamo vedendo dai commenti nella rete e sugli altri media.

    Max

    • lanarchico says:

      @Max: Ciao Max il piacere di rileggerti è assolutamente reciproco. Hai ragione: ho scritto delle cose con una “colorazione” intenzionalmente provocatoria per un anarchico militante. Che non è piaciuta a diversi compagn* anche nella vita reale. Le analisi che leggo da parte anarchica (te compreso) sono per me generalmente condivisibili e rappresentano il modo tipico con il quale si affronta quello che è successo il 15 ottobre (e anche analoghe situazioni greche) ma, per me, ci sono due problemi fondamentali. Tipicamente si glissa su un aspetto: la convivenza fra chi ha una strategia non violenta (ma accetta di difendersi dalle violenze altrui e non è un delatore o un riformista e ce ne sono tanti) e chi invece sceglie il riot. A mio avviso non si può pensare che i non violenti debbano rimanere a guardare come altri manifestanti impostano lo spazio condiviso e impongono la propria strategia all’interno di un corteo. Secondo me occorre gestire la convivenza in modo mutuamente rispettoso, oppure si apre un conflitto che è esattamente quello che serve a chi sta sopra per rimanerci. L’altra tendenza è quella di accumunare in modo più o meno velato le critiche come la mia alla posizione dei delatori o dei riformisti e questo mi sembra oltremodo scorretto. La rivoluzione non si può fare in qualche migliaio sulle spalle di tutti gli altri a meno che da anarchici non cambiamo nome e tradizione. Se vogliamo veramente la rivoluzione dobbiamo sforzarci di abbracciare il pluralismo e il rispetto di tutte le persone che attualmente vogliono cambiare qualcosa e, inoltre, anche convincere chi al momento è ancora indeciso o avulso dalla lotta. La situazione che si è creata non è un buon inizio ma si può sempre far tesoro delle critiche e migliorare. O almeno lo spero…

  5. dagedg says:

    sul piano terorico son d’accordo si sarebbe mostrato più rispetto verso gli indignados pacifici a creare un’altro corteo con all’interno i cosiddetti violenti, praticamente però sarebbe stata una carneficina, centinai di arresti ecc…
    per manifestare con la violenza, quando si è in minoranza rispetto alla sbirraglia, si fa così.

    detto questo nemmeno io penso che la violenza sia l’unico giusto mezzo per cambiare le cose, ma lo è sicuramente più di una manifestazione pacifica.
    visti i riusultati storici della violenza, ci sono dei buon presupposti che con essa si riesca a cambiare la situazione sociale (si, ma a che prezzo? lo so, ma è un altro discorso) mentre da una manifestazione pacifica ci si piò aspettare, al massimo, che si dimetta un partito per lasciarne il posto ad un altro.

  6. EsIstEgal says:

    Abbi pazienza se insisto, ma \le attivitá programmate dai promotori\…. ma chi se ne frega dei promotori, dei portavoce, degli aspiranti leaders? Sinceramente, al di lá dei soliti insurrezionalisti ( con i quali mi trovo in disaccordo su questioni fondamentali ) la rabbia si é scatenata perché, per dirla con un motto popolare, a forza di tirare la corda quella si spezza. Io sono molto piú preoccupato di come ci si possa liberare dagli opportunisti e dai pompieri sociali nel contesti di una protesta che non dal fatto di isolare i violenti… anche perché siamo tutti potenzialmente violenti.
    Per il resto devo darti atto che il post non si concentra \solo\ sull’aspetto della violenza, come io invece ho fatto notare. Purtroppo la parte meno condivisibile del discorso ha calamitato la mia attenzione, la prossima volta cercheró di non farmi trascinare e di leggere con piú calma. I post con piú di quattro righe non mi spaventano, hahaha!

    • lanarchico says:

      @EsIstEgal: Promotori non è sinonimo di leader, né di portavoce, né di partiti e puoi leggere nei miei articoli qual è il mio pensiero nei confronti di queste categorie. Da parte mia penso ogni compagn* abbia l’obbligo di rispettare le differenze quando partecipa ad un atto insieme ad altri e che sabato scorso questo rispetto sia mancato. E questo non si deve minimizzare perché ha (e avrà) delle conseguenze nefaste.

  7. EsIstEgal says:

    Ciao! Non ho potuto lasciare un commento al tuo post precedente perché i commenti erano disabilitati-ecco spiegato l’arcano, non che i lettori di queste pagine non abbiano avuto il cuore ( almeno per quel che mi riguarda, la mia opinione la condivido volentieri )…
    Leggendo queste tue considerazioni mi verrebbe da chiederti: ma allora che cavolo dobbiamo fare? Come dobbiamo agire? Te lo chiedo senza intenti provocatori, mi interessa veramente capire se qualcuno/a abbia le idee un tantino chiare su come mettere in moto una qualche forma di cambiamento reale che non sia come sempre un palliativo o direttamente una fregatura. Mi spiace che tu abbia analizzato i fatti concentrandoti solo su quella che per te é violenza dannosa imposta da pochi settari, mi spiace anche che una frase di Malatesta (“se per vincere si dovesse elevare la forca nelle piazze, preferirei perdere”) venga citata qui in modo inappropriato, visto che il vecchio si riferiva evidentemente al rifiuto da parte sua della possibilitá di riproporre dopo una eventuale rivoluzione modelli di societá autoritari e coercitivi.
    Un dibattito é per me costruttivo se serve a capire e far chiarezza, ma se si limita a considerazioni stantie risulta una perdita di tempo. A proposito dei ragazzi cattivi e settari con cappuccio e spranghe che non sarebbero dei veri anarchici col cuore puro eccetera eccetera é giá stato detto e scritto abbastanza, per quel che mi riguarda basterebbe leggere quella che ritengo essere l’azzeccata risposta di Tobia Imperato ad alcuni compagni di “A-Rivista” ai tempi del dibattito del dopo-G8 a Genova:
    http://anarca-bolo.ch/a-rivista/278/40.htm
    Per il resto la mia opinione sui fatti di Roma é riassunta qui ( vedi anche i commenti):
    http://blackblogger.splinder.com/post/25671078#comment
    Tutto questo lo dico senza astio, ma mi dispiacerebbe se anche tu come altri ti fossilizzassi su episodi ai quali va attribuita l’importanza che meritano, un’importanza relativa. Sarebbe ora di iniziare a discutere su come mettere veramente a frutto la rabbia e la volontá di cambiamento al di lá di eventi occasionali come é stato il corteo romano…

    • lanarchico says:

      @EsIstEgal: Grazie 1000 per avermelo fatto notare. Ovviamente non era intenzionale: non ha preso le impostazioni predefinite ora dovrebbe funzionare… Riguardo ai giudizi che mi attribuisci deve esserci un malinteso perché non ho certamente inteso analizzare solo il riot: al contrario ho scritto di altri fattori che a mio avviso sono fondamentali per provare a “mettere in moto un cambiamento, etc”. Ho scritto in termini pesanti esclusivamente sul tipo di riot che è stato realizzato in modo assolutamente voluto: perché lo ritengo “autoritario e coercitivo” e non compatibile con l’anarchismo. Se le modalità utilizzate fossero state diverse anche il mio giudizio sarebbe cambiato, come penso si capisca dall’articolo precedente. Sono consapevole di essermi messo in una posizione scomoda attaccando in maniera chiara comportamenti di alcuni che (secondo me) giocano con la violenza (a differenza di altr* che hanno un etica anarchica). Non a caso ho cercato di non usare espressioni che potessero colpire nel mucchio anche chi rispetta i cortei altrui pur adottando modalità di lotta diverse da quelle prevalenti. Concludo con uno slogan che forse piacerebbe ad Anna ma non tanto a me che mangio il pane integrale: prima si divide la farina dalla crusca e poi si fa il pane…

  8. Anna io perderei anche una giornata a leggerti o a leggere ma se devo essere sincero faccio proprio molta più fatica a farlo sul computer.Preferirei leggere un bel libro, ripassare e sottolineare le frasi che mi convincono di più, e se mi accorgo che qualcuno mi sta tirando per il calzino o che la lettura diventa noiosa e incomprensibile, smetto anche di leggere il libro. Sarà un mio limite ma avvolte è meglio avere confronti dal vivo, senza pregiudizi di sorta, aperti e sinceri, dove tutti gli interlocutori possono esprimersi rispettando alcune semplici regole condivise e maturate col tempo.E’ un piacere poi scoprire di avere molte più cose in comune con un tuo avversario politico che uno tuo uguale per idee e aspettative.

  9. Anna says:

    E’ ovvio che l’obiettivo è quello di avere una discussione nel merito, ma evidentemente per raggiungerlo si deve superare il guscio della forma.
    È l’era di twitter, nessuno legge i giornali, nessuno legge le analisi di due-tre pagine, nessuno si concentra per più di due minuti.
    Non mi piace questa realtà, ma E’ la realtà e ignorarla non serve.
    I tempi in cui si passava la serata a leggere davanti al caminetto con
    il lume ad olio sono passati e non torneranno tanto presto.
    Torneranno probabilmente, quando ci sarà la crisi petrolifera finale,
    ma ci vorrà ancora un po’.
    Nel frattempo o ci si adatta, o si scompare.
    Ancora, mi sono dilungata troppo. Un saluto…

  10. Anna says:

    Fa sorridere, e lo dico nel senso più pulito e partecipe possibile, il candore di chi loda la “centratura” dei propri articoli e si autoconvince che se “nessuno ha lasciato commenti… evidentemente non ne hanno avuto il cuore”. Che non abbia interessato nessuno, non è contemplato nè contemplabile.
    Che nessuno l’abbia letto, tanto meno (cliccare su una pagina, o finirci sopra per caso, non significa leggerla, tanto più quando la sbrodolata in questione supera di gran lunga la soglia di attenzione del blogger medio, che ormai è di 4-5 righe).
    Il candore e l’ingenuità sono molto nobili e merce rara in questi tempi senza vergogna, ma ragazzi sveglia, il mondo è cambiato, il linguaggio pure e la comunicazione più di tutto, quando la gente vede paginate e paginate (pardon, videate e videate) di settantismi assortiti, senza nemmeno una foto di donna nuda, si dà a gambe levate…
    Ecco, ho già scritto troppo, e nemmeno voi leggerete questa cosa.
    O farete come il lettore medio, che legge direttamente l’ultima riga. Quindi leggendo che si parla di donna nuda risalirà il testo e leggerà anche il resto. Vi ho appena regalato un consiglio d’oro: se volete essere letti, nell’ultima riga metteteci il botto, sparatela grossa. Anche se non c’enta niente. Vedrete che leggeranno anche il resto.

    • lanarchico says:

      @Anna: Ti ringrazio per il contributo. Può darsi che la tua analisi disperata sia “centrata” e che sia indispensabile adottare slogan ficcanti e molto marketing per farsi ascoltare. Faccio del mio meglio per sintetizzare i miei scritti ma purtroppo non posso cambiare il mio modo di argomentare e per fortuna non ho lo scopo (nè la capacità) di diventare famoso. Vorrei soltanto contribuire ad un’analisi e magari leggere critiche nel merito delle questioni e non solo nella forma.

  11. C’è un equivoco sull’idea che in molti ci facciamo sull’idea di violenza, e cioè di credere che dietro di essa ci sia la vera volontà, per chi la pratica -a tempi indeterminati-, di voler applicare per forza un sistema sociale o di idee. Io credo di no.
    La violenza dei giovani in certe sue manifestazioni va contestualizzata e analizzata molto più approfonditamente, se non vogliamo cadere nella generica e semplicistica affermazione che non si cambia il mondo con la violenza. Estrapolare alcune scene di guerriglia urbana per stabilire, per esempio, chi ha agito per il bene e chi per il male, e da vecchi bacucchi bachettoni.
    Io non credo nemmeno nelle capacità degli indignati o degli ‘anarchici’ italiani più pacifici e razionali, di saper riuscire a portare avanti un progetto a medio e lungo termine, con o senza difetti, per un cambiamento nella società.
    Gli studenti francesi nel 1968 non erano scesi in piazza molto pacificamente per ottenere le riforme più importanti in materia scolastica, per abolire l’antiquato sistema di istruzione napoleonico. In effetti avevano ottenuto molto di più senza pensare in grande che con il sogno di cambiare tutto il mondo, anche se in cuor loro c’era la speranza. E in effetti la violenza è più un arma della riforma che della rivoluzione, contrariamente a quel che molti suoi sostenitori (ma anche detrattori) sostengono.
    Detto ciò non sono affatto per una politica di riforme, me ne guarderei bene, ma non sono nemmeno convinto che un movimento organizzato e pacifico possa scardinare e cambiare radicalmente il mondo e le società di oggi. E’ una stupidaggine da cinquantenni maturi con il pizzetto.
    Io credo che con la violenza dovremo, e dovranno farci i conti in un futuro non lontanissimo, (spero non per fare le rivoluzioni, quelle come ho già detto altrove le possiamo fare ogni giorno), anche le future generazioni, non per cambiare il mondo ma per liberare spazi sociali, saperi, diritti.

    Spazi Altri

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