Incontro internazionale anarchico St Imier 2012: un resoconto di autogestione e rispetto

Piazza dietro la Sala degli Spettacoli ove funzionava una delle mense autogestite

Come sapete dai precedenti articoli che, fin dall’anno scorso, preparavano il terreno per l’incontro mondiale dell’anarchismo di St Imier nel Giura Bernese, in Svizzera, L’Anarchico ha considerato quest’occasione come un momento veramente importante per il movimento anarchico. Inizialmente, molte persone con cui avevo parlato erano “tiepide” sull’argomento, ma non avevo alcun dubbio sul fatto che avrei ritrovato tutt* quant* all’incontro e che l’atmosfera si sarebbe, nel frattempo, adeguatamente “riscaldata”. Alla fine, i media hanno parlato di oltre 3.000 partecipanti e, secondo alcuni, fino a 5.000 persone si sono avvicendate a St Imier durante i 5 giorni di manifestazione. Una preponderante presenza giovanile dimostra che il movimento anarchico mantiene una gran capacità di rigenerazione e rinnovamento.

Compagne e compagni molto diversi fra di loro per età, riflessioni e pratiche si sono trovati insieme per una settimana, autogestendo tutte le proprie attività. La convivialità è, a mio avviso, un ottimo sistema per poter riconoscere i tratti che ci accomunano e che ci rendono affini favorendo, allo stesso tempo, lo scambio. Il clima prevalente a St Imier mi è sembrato quello del costante e continuo confronto fra le infinite diversità dell’anarchismo internazionale. E alla fatica del confronto ha fatto seguito la moltiplicazione della soddisfazione e dell’entusiasmo, divenuti palpabili durante l’incontro.

Non ho avuto modo di partecipare a momenti formali di discussione, nonostante ci fossero interessanti opportunità a livello di seminari, assemblee e convegni. Altr* compagn* hanno relazionato in merito e vi rimando ai loro resoconti per ulteriori informazioni[1] per cui io mi limiterò a riportare la mia esperienza personale a St Imier, fatta di attività a supporto del fumetto istantaneo di cui ai precedenti articoli e di incontri e chiacchierate informali con moltissim* compagn* provenienti da tutto il mondo.

Vorrei anche condividere un breve video su St Imier, confezionato da un compagno appositamente per l’Anarchico Blog.

 

L’elemento strategico dell’incontro che vorrei sottolinerare, ai fini della costruzione del futuro del movimento, riguarda la diversità. Penso che sia questo il carattere principale dell’anarchismo: la capacità di gestire, attraverso la partecipazione diretta e assembleare, i contributi e le caratteristiche difformi degli individui umani, che si uniscono volontariamente per soddisfare uno o più bisogni sociali.

Nell’ideale anarchico, l’incontro fruttuoso fra le diversità si esplica attraverso l’autogestione, che io definisco come il sistema in cui ciascuna individualità partecipa, con pari dignità, alle decisioni di una collettività con regole condivise che garantiscano un peso decisionale proporzionale all’impatto che la decisione avrà (o potrebbe avere) sull’individuo stesso. La cornice entro la quale l’autogestione riesce ad armonizzare la diversità (caratteristica intrinseca di quasi tutte le società umane attuali oltre che del movimento anarchico) è l’assoluto rispetto reciproco fra pari. Ovviamente, in un contesto autogestionario non c’è spazio per le autorità superiori e anche la coercizione e la violenza cessano di avere senso, se non in situazioni patologiche. Nel caso in cui si riscontri una divergenza sufficientemente grave, in un contesto di collettività volontarie, esiste sempre l’opzione di uscirne per perseguire liberamente i propri fini in un contesto differente.

Bacheca all’interno dell’Espace Noir ove veniva esposto in anteprima il fumetto istantaneo dell’incontro: “L’Internazionale”

Quindi, per quanto mi riguarda, considero compagne tutte le individualità che cercano di applicare il principio dell’autogestione nella loro vita di tutti i giorni, nella propria particolare e libera concezione personale, mantenendo il più rigoroso rispetto per chi percorre questa strada (non certo agevole nelle società contemporanee) seguendo sentieri differenti.

Mi piacerebbe quindi riflettere sulla mia personalissima esperienza di St Imier partendo da questo tipo di analisi, relativa ad autogestione e rispetto. L’analisi che propongo può avere tanti risultati quanti sono i soggetti che la realizzano: quindi, non vi aspettate che le mie conclusioni sfuggano alla soggettività implicita in questo approccio e, neanche, che tutte le cose che scrivo siano corrette o esaustive di tutto quello che ci sarebbe da discutere. Mi piacerebbe, quindi, che questo esercizio possa diventare collettivo e che queste riflessioni siano aggiornate e corrette da chi avesse voglia di contribuire, al fine di avviare un dibattito fruttuoso sul nostro movimento.

Innanzitutto vorrei sottolineare che molte delle attività organizzate a St Imier non erano totalmente autogestite (nel senso che i partecipanti non avevano controllo assembleare su tutto quello che succedeva) e questo, a mio avviso è il primo punto sul quale occorre riflettere anche per favorire un necessario miglioramento futuro delle modalità con le quali ci organizziamo.

C’era un comitato organizzatore che, per quanto mi è dato di sapere, comprendeva in primo luogo le compagne ed i compagni della zona (con in prima fila la Fédération Jurassienne) e poi i delegati di alcune organizzazioni (Federazioni, etc) che hanno raccolto l’invito dei promotori a partecipare all’organizzazione dell’evento. La presenza francofona era predominante, data la collocazione geografica dell’incontro (nella svizzera francese) e anche a causa delle barriere linguistiche che, in questi casi, non vanno sottovalutate.

La locandina dell’incontro

La circolare che annunciava l’evento e che chiedeva collaborazione a chiunque fosse interessato a partecipare, in termini di contenuto e di contributo, è stata pubblicata verso la fine del 2011, in diverse lingue. Mi sembra che questa modalità consentisse a tutti gli interessati di prendere contatto e di proporsi per contribuire all’incontro con contenuti propri anche se, per esperienza diretta, non è stato facile interagire per chi non si esprimesse bene in francese. In ogni caso, un paio di proposte da questo blog sono state inserite nel programma ufficiale, dimostrando che, con un po’ di buona volontà, l’autogestione funziona anche quando non si parla la stessa lingua.

In un contesto autogestionario, è ragionevole ipotizzare che i contenuti dell’incontro (dibattiti, interventi, attività, concerti, etc) siano determinati collettivamente, giacché i partecipanti sono i primi soggetti impattati dalle decisioni. Parallelamente, ci si aspetterebbe che la progettazione collettiva sia accompagnata ad una condivisione degli oneri organizzativi di quanto si è progettato insieme. Nel nostro caso, non è andata proprio così, nonostante le ottime intenzioni. La circolare di convocazione metteva già in risalto la necessità di partecipare al finanziamento dell’evento da parte del movimento internazionale partendo dal presupposto che le spese per alloggiare, nutrire e ospitare qualche migliaio di persone sarebbero state molto rilevanti e non alla portata delle organizzazioni locali.

In assenza di dati pubblicati riguardanti spese e incassi e tanto meno di un dibattito pubblico sull’argomento, mi sono fatto un’opinione basata su scambi raccolti prima e durante l’incontro. Pare che la partecipazione preventiva a livello di contributi giunti a St Imier dal movimento internazionale sia stata molto insufficiente per coprire le spese. Questa supposizione corrisponde all’atteggiamento generalmente passivo che ho sperimentato personalmente in Italia tra i compagni: non è stato convocato neanche un incontro di preparazione a St Imier a livello regionale o nazionale e non mi risulta che siano state lanciate raccolte di fondi degne di questo nome nel movimento (fatte salve le organizzazioni che, probabilmente, hanno contribuito soprattutto per quanto riguarda i propri congressi internazionali che si tenevano in questa occasione).

Conseguentemente, si parlava di un deficit piuttosto rilevante da colmare (riguardo al budget dell’incontro sono state ipotizzate cifre variabili fra i 60.000 e i 100.000 euro) e la soluzione trovata è stata quella di colpire soprattutto i concerti che, tranne nella serata inaugurale nella quale abbiamo avuto il piacere di seguire l’emozionante concerto di Alessio Lega e dei suoi musicisti (vedi video) con ingresso a offerta, avevano un costo per serata variabile fra i 12 euro e gli 8 euro a persona. Inutile sottolineare che per molte persone questo ha avuto un effetto deterrente sulla partecipazione e ha causato qualche mal di pancia. L’idea di un incontro anarchico nel quale si deve pagare un biglietto per entrare in un concerto, con corrispondente controllo agli ingressi, non risulta naturale ma, del resto, le sale dove si svolgevano tutte le attività erano state affittate (probabilmente anche a caro prezzo) e, in qualche modo, l’affitto bisognava recuperarlo. E, del resto, mica potevamo farci sfuggire i davvero grandissimi Drowning Dog e Malatesta l’ultima sera (vedi video)!

Ingresso dell’Espace Noir

L’autogestione si è però presa la sua rivincita quando alcuni dei musicisti che non erano riusciti ad entrare nel programma (quasi definito a dicembre 2011 per dare un’idea dell’esuberanza degli artisti libertari) si esibivano per le strade gratuitamente. La stessa cosa è avvenuta a livello di conferenze, assemblee etc che venivano proposte ed organizzate in autogestione anche al di fuori del programma ufficiale e, in qualche caso, sono anche state aggiunte al programma stampato e distribuito dagli organizzatori, quando c’erano i tempi tecnici per farlo.

Un altro punto sul quale si è cercato di recuperare è stato il bere: il prezzo della birra presso gli spazi dell’incontro era intorno ai 3,5 euro per una birra piccola (artigianale e biologica) e in questo caso la risposta autogestionaria (tra molte virgolette) è stata quella di approfittare dei locali supermercati dove una lattina da 0,5 litri (scrausa) si portava via per meno di 1 euro. In generale, comunque, i supermercati locali hanno senz’altro fatto affari d’oro per soddisfare i gusti esigenti dei molt* (compagn* italian* in prima fila) che non si accontentavano delle mense autogestite che, con organizzazione teutonica, sfornavano migliaia di pasti vegani piuttosto buoni per una decina di euro al giorno (senza stare a controllare quanto un* metteva nella scatola). Le diverse mense sparse per la città non hanno utilizzato derivati animali, funzionando alla perfezione con il sistema dei piatti e delle posate tradizionali (non usa e getta) che ciascuno alla fine del pasto lavava per permettere ad altri di utilizzarle. Un altro esempio di autogestione che funziona.

Il discorso sul cibo mi permette anche di accennare alla questione del rispetto. Infatti, i pochi eventi che hanno fatto sorgere problemi tra i partecipanti all’incontro sono stati quelli nei quali qualcuno non si è sentito rispettato. Non mi interessa molto approfondire l’episodio della torta di panna in faccia ad un esponente di un organizzazione svizzera, durante una conferenza dove, peraltro, non ero presente.

Invece, mi interessa trattare le azioni di disturbo effettuate da un gruppo di vegani nei confronti di una zona griglia salsicce autogestita che è stata attivata nel cortile esterno di uno degli spazi collettivi di maggiore passaggio (l’Espace Noir, vera centrale operativa dell’incontro). Non entrerò nel merito dei dettagli di questa contestazione, ma vorrei soltanto esprimere un concetto di tipo generale perché lo ritengo utile ai fini di condividere metodi per risolvere i problemi di diversità. Mi pare che si possa accettare che un’individualità che ha compiuto una scelta vegana possa essere in disaccordo e, al limite, anche vivere come una mancanza di rispetto, il fatto che in uno spazio pubblico anarchico, molto frequentato da tutti, dei compagni preparino delle salsicce con tutti i fumi e odori annessi e connessi.

Questo conflitto è ormai un “classico” in molti dei nostri circoli e collettivi, quindi, mi sembra una questione di convivenza che vada affrontata seriamente. A St Imier, non si è mai discusso collettivamente che tipologia di cibo si dovesse preparare anche perché non sarebbe stato praticabile visti i numeri: quindi, ciascuna “cucina” autogestita ha deciso autonomamente che cosa cucinare e chiunque era libero di mangiare o meno in quel luogo.

I compagni che hanno deciso di offrire salsicce hanno trovato un’ottima accoglienza fra gli affamati onnivori che sono ancora, in gran numero, presenti nel nostro movimento e che, anarchicamente, devono poter essere liberi di mangiare quello che credono senza subire alcun tipo di coercizione a non farlo. D’altra parte, all’interno di una collettività chi è in disaccordo, e, forse, non si sente rispettato da una scelta altrui, ha tutto il diritto di dimostrarlo, benché in una forma rispettosa e non violenta.

Sono abbastanza sicuro che anche i più accaniti “mangiatori di carcasse” potrebbero capire che per un vegano sorseggiare una birra con un olezzo di grasso bruciato tutto intorno, nel cortile di uno degli spazi più trafficati di tutta Saint Imier, potesse dare molto fastidio e sono certo che, con una riflessione più attenta, si sarebbe potuta trovare una posizione della griglia meno fastidiosa. Fatta questa premessa, se i vegani-contestatori avessero chiesto di aprire un dibattito pubblico immediato sull’argomento penso che si sarebbe potuto ottenere un migliore risultato, rispetto a quello di mettere merda di cane sulla griglia o circondare i grigliatori in modo percepito da alcuni come violento.

Concludendo, penso che ci sia ancora un po’ strada da fare sull’autogestione che, a mio avviso, richiederebbe maggiori approfondimenti di tipo teorico/pratico. Ma soprattutto occorre rivalutare il rispetto, condimento indispensabile di qualsiasi aggregato umano che voglia assicurarsi un futuro autogestito.

Nel caso specifico dell’organizzazione di eventi di questa portata penso che, nel complesso, l’incontro di St Imier sia stata una magnifica dimostrazione del potenziale delle pratiche libertarie e del movimento anarchico. Di questo dobbiamo ringraziare gli organizzatori tenendo bene a mente che tutti noi “partecipanti” ci saremmo dovuti impegnare maggiormente per poter aumentare il grado di autogestione che, ovviamente, si può migliorare soltanto con una maggiore partecipazione.

Dopo St Imier, si respira un grande entusiasmo e spero che qualche altro gruppo di pazz* (in senso buono, ovviamente) sia disponibile a proporci una cosa simile negli anni futuri. A mio avviso, sarebbe auspicabile inserire elementi di maggiore trasparenza sulla costruzione del programma, sul piano delle spese (budget) e su come coprire il disavanzo fra le risorse disponibili e le spese preventivate. Chiaramente, queste migliorie presuppongono un desiderio da parte del “pubblico” di superare l’approccio “da cliente” che arriva senza aver mosso un bottone e pretende vitto, alloggio, occasioni di discussione e di svago come se si trattasse di un normale prodotto o servizio “fornito dal mercato”. D’altra parte, aver organizzato, con enorme successo, questo incontro rappresenta, per il variegato movimento anarchico internazionale, un primo passo importante per dimostrare che siamo capaci di mettere in pratica dei progetti molto ambiziosi e complessi.

Speriamo che i semi lanciati dall’incontro possano far nascere altre iniziative d’incontro anche a livello regionale e locale. Per esempio, questo blog accoglie con favore il fatto che molt* compagn* italiani si siano incontrati spesso a St Imier al fine di riallacciare i rapporti fra anarchic* a livello nazionale. Dopo l’abortita esperienza della Coordinazione anarchica (vi ricordate il vecchio sito e mailing list anarchiainazione.org?) era ora che si sentisse di nuovo il bisogno di incontrarsi regolarmente fra compagn*. Il primo incontro potrebbe essere a Milano il 20 ottobre 2012, la convocazione dovrebbe essere diffusa prossimamente sui siti di movimento.

Qual è la raccomandazione di questo blog per questa importante iniziativa politica? La risposta è facile da enunciare ma richiede impegno e convinzione per essere praticata: valorizzare la diversità, costruire autogestione e mantenere pari dignità e rispetto da parte di tutt*!

Canti anarchici nel cortile dell’Espace Noir

 


[1] Alcuni articoli interessanti dai media e dai compagni: 1872-2012: gli anarchici si ritrovano a St. Imier, Sicilia Libertaria: Saint-Imier: Incontro Internazionale dell’Anarchismo, Bakunin e gli orologiai, Un’idea radicale di libertà, Dichiarazione finale (rete Anarkismo)Sul raduno anarchico internazionale di St.Imier, Radio intervista a VenzaReport from St Imier, Facilitation and Accessibility at Meetings – St Imier Anarchist Gathering 2012Sons des rencontres internationales de St-Imier : interviews, micro-trottoirs… (1ère partie)Crónica ‘Los días en Saint Imier’ por Grupo Gómez RojasY el anarquismo volvió a Saint-Imier. Su tutti segnalo il contributo di Jacopo Frey (il primo link) e di Pippo Guerrieri (il secondo) che complementano bene i contenuti di questo articolo. L’articolo che spiega con più dettaglio il programma dell’incontro (e quindi costituisce l’ideale complemento) è quello del Gruppo cileno Gomez Rojas in spagnolo. Il link Report from Saint Imier scritto da compagni di Collective Action (in inglese) è anche interessante come critica alla modalità e ai contenuti dei dibattiti, sempre utile ai fini di progettare meglio il futuro. Anche il breve link su Facilitation and Accessibility meriterebbe un approfondimento.

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2 Responses to Incontro internazionale anarchico St Imier 2012: un resoconto di autogestione e rispetto

  1. Ciao compagni, esprimo un brevissimo pensiero.
    Ho letto nella dichiarazione finale dell’incontro troppi riferimenti ad una pratica politica tesa verso una società futura, elemento messianico tipico del marxismo e molto poco libertario. Noi dobbiamo prima di tutto lottare nel presente per l’uomo in carne, l’oppresso di oggi, il solo al quale dobbiamo giurare fedeltà, e non per quello che verrà dimenticando ciò che siamo. In questo modo il futuro si farà avanti progressivamente.
    No alla tattica e alla strategia proprie dei comunisti autoritari. Cambiare prima di tutto i rapporti sociali oggi. Questo è il miglior servizio che possiamo fare alla società di domani, con l’auspicio che sia anarchica.
    Alcune espressioni della dichiarazione mi è parso non andassero proprio in questa direzione. La rileggerò, probabilmente ho dato una interpretazione errata, ma questa è stata la prima impressione.
    Saluti libertari
    Marco
    Gruppo libertario “La Formica”
    Padova

    • lanarchico says:

      @La formica: “La” dichiarazione finale dell’incontro alla quale fai riferimento in effetti è “una” dichiarazione finale, redatta e sottoscritta da alcune organizzazioni che rappresentano soltanto sé stesse. Il titolo che hanno scelto è senz’altro poco felice perché genera il malinteso che si possa trattare di qualcosa di generale ma, a volte, cosa non si farebbe per essere letti ;).

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