L’Anarchia, De Andrè, Morgan e…

Fabrizio De André che oltre a un’adesione ideale ha più volte fornito supporto anche economico al movimento e la Fondazione che porta il suo nome ancora oggi contribuisce a sostenere A Rivista Anarchica che distribuisce alcuni prodotti legati o ispirati a Fabrizio anche in collaborazione con la Fondazione omonima. Fabrizio ha più volte dichiarato “d’essere un libertario” e come “l’anarchismo sia un perfezionamento della democrazia”[1] e sintetizzando così la sua posizione: “Aspetterò domani, dopodomani e magari cent’anni ancora finché la signora Libertà e la signorina Anarchia verranno considerate dalla maggioranza dei miei simili come la migliore forma possibile di convivenza civile, non dimenticando che in Europa, ancora verso la metà del Settecento, le istituzioni repubblicane erano considerate utopia”[2]. Certamente Fabrizio non è stato un anarchico militante ma ci ha senz’altro nutrito di ottima musica e di una sensibilità libertaria autentica.

Rimanendo tra i musicisti ma passando all’attualità, Morgan ha recentemente scritto un libro “In pArte Morgan” insieme al giornalista Mauro Garofalo per la nota (e molto rispettata) casa editrice libertaria Eleuthera. Morgan ha più volte ribadito pubblicamente la sua adesione all’ideale anarchico[3] anche se mi risulta che non abbia mai dato seguito a questa ispirazione teorica per supportare alcuna delle battaglie culturali, politiche o sociali del movimento anarchico. Il nostro “compagno” ha però rilanciato la moda ottocentesca del fiocco anarchico.

La personale concezione di anarchia di Morgan è esposta molto sinteticamente in questo video che mi serve da spunto per confutare alcuni luoghi comuni sull’anarchia:

Come anarchico, debbo sottolineare il mio quasi totale disaccordo con la personale concezione espressa da Morgan. Nonostante il tono professorale adottato, abbastanza tipico del suo personaggio, mi sembra che si fermi ad un livello di analisi estremamente superficiale, forse per la mancanza di tempo dedicato ad un concetto piuttosto complesso da riassumere in poche parole anche per un comunicatore professionista come lui.

In ogni caso, questo breve video ha, comunque, il pregio di permettermi di approfondire la questione a partire dal significato della parola anarchia che, effettivamente, da imparziale dizionario etimologico, significa “assenza di governo/governante o comando”[4]. Già dal principio etimologico, si potrebbe, quindi, agevolmente confutare la “visione morganatica” dell’anarchia come “società senza leggi” e dell’anarchico come essere “perfetto” che riassume al suo interno il proprio codice morale e non necessita quindi di alcuna negoziazione sociale con gli altri esseri umani.

In effetti, nella mia esperienza pluridecennale nel movimento, posso confermare che tutte le varie interpretazioni dell’anarchismo (compreso l’individualismo anarchico anti-organizzatore) concordano sulla lotta contro le imposizioni e contro i comandi e leggi provenienti da presunte autorità superiori (in primis lo Stato) ma nessuno combatte contro le regole e le leggi che le comunità umane si danno autonomamente su basi consensuali, quando queste non pregiudicano analoghi diritti altrui e consentono a chi non le condivide di non partecipare alla comunità stessa. La stessa Federazione Anarchica Italiana ha una sua costituzione scritta (detto Patto Associativo) che comprende le regole del suo funzionamento che è stata spesso oggetto di discussione interna ed aggiornamento. Questo è soltanto un esempio del fatto che gli anarchici non sono allergici alle regole anzi, di solito, stanno molto attenti a rispettarle.

Quindi, generalmente, il movimento anarchico prevede esplicitamente la presenza di regole di convivenza chiare e condivise. Ma le regole che vorrebbero gli anarchici non coincidono con le leggi fatte nelle nostre (fasulle) democrazie per difendere i potenti ed opprimere i deboli: per questo lottano contro lo Stato e per cambiare radicalmente le cose. Quindi l’anarchismo è un movimento teso a rivoluzionare la società esistente e non è soltanto un modo per produrre “buone azioni quotidiane” come dice Morgan. E’ vero però che i principi libertari e anarchici permettono di mantenere un personale sistema etico in perpetuo dinamismo e che questa caratteristica forse garantisce l’attualità dell’anarchia. Ma non si esauriscono in questo aspetto individuale e teorico e, anzi, hanno una forte connotazione sociale e pratica.

Il secondo aspetto che il discorso di Morgan ci permette di approfondire è quello, davvero importante, dell’uso delle armi e della violenza. Innanzitutto, penso che Morgan faccia confusione tra i due concetti o che li ritenga identici. Da questo punto di vista, vorrei partire da una definizione del concetto di violenza che, a mio avviso, rappresenta l’utilizzo della forza (che non si esplica soltanto in senso fisico ma anche in quello psicologico) eccessivo rispetto agli obiettivi di un’azione, particolarmente odiosa quando l’autore della violenza sia in una posizione di potere rispetto alla vittima che non sia efficacemente in grado di difendersi.

Un interessante e sempre attuale saggio Anarchia e violenza[5] scritto dall’indiscusso ispiratore del movimento anarchico di lingua italiana, Errico Malatesta, definisce che “anarchia vuol dire non-violenza, non-dominio dell’uomo sull’uomo, non-imposizione per forza della volontà di uno o di più su quella di altri”. Va però ricordato che, come scritto prima, stiamo parlando di anarchici che lottano per una società dove le regole della convivenza civile siano stabilite direttamente da ciascuna comunità di liberi ed eguali, senza imposizioni dall’alto. Capite bene che nella società attuale chi sta in alto e fa le leggi (o le fa gestire alla casta dei politici), ovvero i potenti che detengono le ricchezze e il monopolio legale della forza, non sono disposti in nessun caso a rinunciare al proprio potere in modo pacifico. La prova viene dalla storia: ogni volta che le classi sfruttate hanno tentato di liberarsi dal giogo del potere c’è stata la reazione sanguinaria dell’apparato repressivo.

Infatti, l’apparato repressivo statale (servizi segreti, polizia, esercito, tribunali, etc), locale e anche privato è da sempre attivo per garantire che i signori che comandano non si debbano preoccupare di chi vorrebbe espropriarli dalle ricchezze e dal potere. Ne sanno qualcosa i tanti compagni che sono stati oggetto della violenza repressiva dello Stato che, in alcuni casi, non ha esitato a suicidare alla bisogna soggetti non in grado di difendersi. Un caso su tutti quello di Giuseppe Pinelli, gettato dal quarto piano della Questura di Milano mentre, da innocente, era in stato di fermo illegale[6].

Questa è la violenza quotidiana dei potenti, sulla quale mi piace concentrare la mia attenzione mentre Morgan preferisce il qualunquismo e parla di supposti anarchici, per lui non autentici tali, che farebbero uso di armi senza chiarire a chi fa riferimento. Certamente, gli anarchici hanno preso le armi prima e durante la resistenza per combattere il fascismo. La storia più recente del movimento anarchico è anch’essa di dominio pubblico ed, in parte, scritta dalla parte avversa (tribunali, giornali borghesi, etc) e non risulta che ci sia stata partecipazione anarchica organizzata al fenomeno della lotta armata negli anni ’70 malgrado i numerevoli tentativi di depistaggio statale, per esempio nel caso eclatante di Piazza Fontana. I tentativi di coinvolgere gli anarchici continuano ancor oggi e numerosi compagni sono stati incriminati negli ultimi anni da fantasiosi magistrati ma nessuno ancora condannato per crimini violenti.

Mi pare quindi agevolmente dimostrabile che, mentre lo Stato in quanto monopolista della forza pubblica e le classi privilegiate in quanto dotate del potere economico, sociale e politico spesso esercitino la violenza su soggetti più deboli (non mi riferisco solo agli anarchici ovviamente perché le categorie violentate sono moltissime) è ben più difficile pensare che il lancio di sassi al quale fa riferimento Morgan costituisca un atto di violenza ovvero di prevaricazione nei confronti di qualcuno che non può difendersi.

Dimostrata dal mio punto di vista la superficialità delle affermazioni di Morgan, lo lascio tranquillo nel campo che si è scelto degli “anarchici del pensiero” ringraziandolo della possibilità di approfondire alcune questioni che considero importanti e passiamo oltre… Gli anarchici sono rispettosi delle diversità e, a differenza di Morgan, non mandano anatemi o scomuniche gratuite a chi esprime un giudizio difforme o si comporta diversamente.

Per questa volta, vi risparmio l’analisi sulle affermazioni di Vasco Rossi quando confessa di essere un “vero anarchico” (e meno male perché il video nel quale Vasco lo afferma è stato nel frattempo rimosso da You Tube)…


[1] Il testo (quasi) completo si trova su: http://www.fondazionedeandre.it/ragionevolezza.html ed è tratto da D. Fasoli, “Fabrizio De André. Passaggi di tempo”, pp. 47-8

[2] C.G. Romana, “Fabrizio De André. Amico fragile”, p. 157

[3] http://www.youtube.com/watch?v=pnGJD9mAiGw

[4] http://www.etimo.it/?term=anarchia

[5] “Pensiero e volontà”, anno II, n 17, Roma 1 settembre 1924

[6] http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Pinelli

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