Perché è nato “L’Anarchico”…

Da parecchio tempo pensavo di attivare uno spazio dove esprimere un pensiero libero e libertario e, quindi, anarchico e condividere con chi avrà pazienza ed interesse per leggere queste pagine alcune riflessioni sulla società in cui viviamo e sui problemi della nostra società. Con lo scopo primario di contribuire a cercare delle soluzioni pratiche…

Siccome le considerazioni successive potrebbero sembrare seriose comincio col raccontarvi il divertente e paradossale motivo scatenante che mi ha definitivamente convinto a concretizzare quest’idea. Qualche giorno fa, mi è capitato di vedere Francesco Facchinetti aka DJ Francesco ospite del programma “Parla con Me” di Serena Dandini che ha dichiarato testualmente di essere “vissuto un po’ da anarchico” come anche riportato dall’ultimo suo libro. Questa per me è stata la classica “goccia che fa traboccare il vaso” visto che l’utilizzo della parola “anarchico” per definirsi mi è sembrata, nel suo caso specifico, decisamente a sproposito.

D’altra parte, malgrado il movimento anarchico sia, almeno da qualche decennio, politicamente piuttosto marginale oltre che totalmente oscurato e vigliaccamente strumentalizzato da tutti i mezzi di comunicazione di massa, sia a destra sia a sinistra, è sicuramente vero che molti personaggi pubblici, anche estremamente popolari, si sono riferiti o si richiamano all’anarchia: il primo personaggio della lista è senz’altro il mai dimenticato Fabrizio De André che, oltre a un’adesione ideale, ha più volte fornito supporto anche economico alla stampa (in particolare ad A Rivista Anarchica) e al movimento anarchico. Luigi Veronelli, uno dei padri dell’enologia moderna recentemente scomparso, amava definirsi “anarch-enologo” e spesso ha collaborato e promosso in prima persona iniziative di movimento. Uno dei maggiori pediatri moderni, Marcello Bernardi, si definiva “libertario intollerante” mentre l’architetto Giancarlo De Carlo era tra i fondatori della Federazione Anarchica Italiana e suo figlio Andrea De Carlo, il popolarissimo scrittore, è stato definito “un anarchico di successo”. Altri personaggi noti hanno avuto trascorsi più o meno importanti nel movimento anarchico come per esempio Enrico Mentana (ex Direttore del TG5), Michele Serra (giornalista anche satirico) o Guido Salvini (giudice istruttore e poi GIP a Milano). Anche altri, in tempi più recenti, hanno espresso adesioni all’ideale anarchico come il cantautore Marco Castoldi aka Morgan (ex Bluvertigo ora solista ma più noto come conduttore del programma televisivo X-Factor).

Nonostante tutti gli sforzi dei media di regime nel dipingere l’anarchia come caos e gli anarchici come dei pazzi violenti e bombaroli, molte persone si identificano nell’anarchia contribuendo a mantenere vivo l’interesse nei confronti di questa ideologia che, a differenza di tutte le altre, non si è mai trasformata in oppressione e tragedia. Infatti il fascismo, il marxismo e il liberalismo, nelle loro espressioni concrete, hanno contribuito ad opprimere e, spesso, anche a sopprimere enormi masse di persone attraverso l’apparato repressivo/poliziesco e le guerre. L’anarchismo si è limitato, nei casi di massima virulenza, all’esecuzione di qualche tiranno, prete o possidente macchiatosi di particolari delitti nei confronti della propria comunità[1]. Nelle battaglie della guerra civile spagnola, dove la presenza anarchica fu preponderante in certe regioni come la Catalogna o l’Andalusia, non è mai stato possibile addebitare alle milizie anarchiche alcun crimine di guerra sulla falsariga dei massacri operati dagli eserciti “democratici” nelle molte guerre da questi paesi provocate. Del resto, le milizie anarchiche storicamente non ebbero mai uno scopo aggressivo, ma piuttosto la difesa e la liberazione dei lavoratori attraverso la rivoluzione sociale.

Ritornando alle ragioni che mi hanno convinto ad aprire questo spazio di comunicazione, mi pare che tante persone siano curiose di conoscere il pensiero anarchico, si spera per riflettere e magari per cercare di capire di che cosa si tratta in pratica, senza dover per forza leggere testi teorici a volte abbastanza ostici. Per questo motivo è stato creato questo spazio: per dare un aiutino non troppo dogmatico a chi volesse approfondire l’anarchia e il movimento anarchico/libertario.

Uno spazio su internet che si affianchi alla comunicazione verbale e scritta tradizionale e che, forse, riesca a superare le oggettive difficoltà che si affrontano quando si cerca il confronto su argomenti scomodi, in un contesto sociale ove l’approfondimento e la riflessione paiono relegati ad un ruolo marginale nella vita di molte persone. Senza contare che, anche quelli che dimostrano una sensibilità nei confronti dei problemi sociali, trovano sempre più difficoltà nel comunicare con gli altri nei modi tradizionali e, soprattutto, nel raggiungere una massa critica in grado di tradurre le riflessioni in azioni capaci di incisività nei confronti dell’universo ostile che ci circonda.

L’anarchico è quindi un blog che intende esporre al pubblico alcune riflessioni personali che consentano di conoscere alcuni aspetti del pensiero anarchico nella sua contemporaneità con un’attenzione alla declinazione pratica dell’ideale nel mondo di oggi e anche in prospettiva futura. Per quanto ovvio, sottolineo che esprimerò le mie posizioni personali senza voler in qualche modo rappresentare il movimento anarchico in alcuna delle sue variegate componenti anche se cercherò di fornire elementi utili di approfondimento in relazione al movimento anarchico sia storico che contemporaneo quando possibile.

La forma anonima mi consentirà, spero, di uscire dalla dimensione personalistica delle riflessioni per raggiungere un livello d’interesse generale.


[1] Celebre il caso dell’uccisione di Umberto I da parte dell’anarchico Gaetano Bresci per vendicare le centinaia di morti innocenti nei moti del pane di fine ottocento a Milano. Si rilevi che, come accade a volte ancora oggi a chi si oppone allo Stato, Gaetano Bresci fu successivamente assassinato in carcere.

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