Presa diretta: occhi aperti sull’Italia di oggi

La situazione italiana sembra peggiorare di giorno in giorno. E non mi riferisco al comportamento dei potenti di turno che rispondono in stile bunga bunga alle sfide che il nostro paese deve affrontare per sopravvivere. L’incapacità dei governanti di ogni colore di realizzare una politica riformatrice è ampiamente rappresentata anche nei media mainstream, anche perché molti rappresentanti degli interessi economici che governano l’Italia sembrano cominciare a stufarsi degli eccessi da repubblica delle banane.

Vorrei invece trattare alcuni argomenti che si riflettono pesantemente sulla vita dei cittadini e che, invece, non trovano spazio sufficiente nelle analisi, neanche dei media alternativi. E lo voglio fare partendo dall’encomiabile lavoro del giornalista RAI Riccardo Iacona e dei suoi collaboratori nel programma RAI3 Presa Diretta.

Inizierei dallo stato dei servizi sociali, avviati a spron battuto verso la bancarotta in un contesto sociale quasi indifferente. Tutti dovremmo sapere che navighiamo in cattive acque visto che i mezzi d’informazione spesso riportano con grande evidenza dei forti tagli operati dal governo[1] ai bilanci degli enti locali (Regioni, Province e Comuni) e ai fondi destinati al sociale a livello nazionale. Ma l’opinione pubblica sembra indifferente forse perché soltanto i soggetti deboli interessati dalla spesa sociale stessa si stanno accorgendo di come i tagli contabili si riflettano pesantemente nella loro realtà quotidiana. E i soggetti beneficiari della spesa sociale appartengono a fasce sociali quasi totalmente tagliate fuori dal circuito informativo. Inoltre, tossicodipendenti, malati cronici, disoccupati, rom, indigenti e simili salvo rare eccezioni non dispongono dei normali canali di attivismo politico e, di conseguenza, la loro voce rimane spesso inascoltata.

Presa Diretta ha costruito invece un affresco indicativo dell’attuale situazione dei servizi sociali e ha significativamente chiamato la puntata del 20 febbraio scorso “Arrangiatevi”[2]. Le persone in difficoltà stanno subendo un processo di abbandono da parte dello stato e degli enti locali e, al momento, il poco di assistenza viene garantita anche grazie allo sforzo di cooperative sociali ed associazioni (il cd Terzo Settore) che erogano servizi sulla base di convenzioni che da molti mesi non vengono remunerate dagli enti locali e dalle ASL a causa della carenza di fondi disponibili. Chiaramente, questi fondi oggi non ci sono più e gli stessi politici ammettono candidamente che non ci saranno neanche in futuro: quindi, i servizi di assistenza verranno presto a cessare lasciando al loro triste destino sia i soggetti beneficiari che i lavoratori coinvolti (centinaia di migliaia di persone addette all’assistenza sociale).

Raccomando di seguire almeno l’introduzione alla puntata:

 

Quando si lasciano intere fasce di popolazione al loro destino significa creare devianza sociale che sarà successivamente repressa dallo stato con costi incommensurabilmente superiori. In pratica, si taglia sul recupero dei tossicodipendenti e delle persone che vivono in zone ad alta densità malavitosa e poi si spendono miliardi per costruire nuove carceri.

E qui si arriva alla seconda puntata che vi voglio segnalare: quella dedicata, per l’appunto, alle prigioni italiane, vergogna assoluta del nostro paese. Tutti sappiamo, perché ne parlano addirittura i telegiornali, che le carceri italiane sono terribilmente sovraffollate e che la vita dei detenuti è in quasi tutte le strutture detentive non soltanto è contraria all’articolo 27 comma 3 della Costituzione che recita “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato” ma anche alle stesse leggi e regolamenti. In realtà, in molti dei carceri italiani è la stessa dignità umana che è negata ai detenuti in gran parte tossicodipendenti, malati e indigenti. Questo stato di cose provoca un aumento spropositato del tasso di suicidi all’interno delle carceri. Concludendo, lo stato semina vento e raccoglie tempesta perché il carcere diventa un moltiplicatore di comportamenti asociali e criminali e non risponde, quindi, neanche alla richiesta di “sicurezza” così abilmente inculcata dai governanti nelle teste dei cittadini.

Qui l’introduzione alla puntata del 20 febbraio scorso intitolata “Le mie prigioni”[3]:

 

Come ultimo argomento vorrei ricordare il problema delle nocività e, in particolare, dell’impatto della nostra società sull’ambiente. La puntata di Presa Diretta sui rifiuti è indicativa di un approccio fallimentare: un sistema corrotto e a forte presenza della criminalità organizzata (rappresentato al limite estremo dall’interscambio tra personale mafioso e politico in certe aree del paese) colpisce ampie fasce di cittadini schiacciati dalla cosiddetta “munnezza”. La gente soffoca e muore in molte regioni del paese, senza che si riesca ad intravedere una soluzione. Va sottolineato che, anche in questo caso, non si tratta di soluzioni da avanguardie radicali o addirittura rivoluzionarie: basterebbe prendere esempio dagli altri paesi capitalisti che riescono ad avviare il famoso circolo virtuoso dei rifiuti basato sulla raccolta differenziata, sugli impianti di compostaggio dell’umido e sul riciclaggio dei materiali.

La prima parte della puntata del 6 febbraio sull’argomento “Spazzatura” [4]:

 

La domanda conclusiva che voglio porre è la seguente: ma una situazione nella quale fasce consistenti della popolazione vengono pesantemente e costantemente colpite nella loro dignità di esseri umani, senza che si intraveda la possibilità di costruire un miglioramento possibile, come potranno restare per molto tempo ancora sottoposte al sistema? Esiste una potenziale massa di persone che non trovano più risposte attraverso la politica, neanche nel senso clientelare del termine. Queste sono persone esasperate e pronte a tutto per riprendersi la loro dignità. Hanno soltanto bisogno di coordinarsi ad altre lotte (si pensi soltanto alle ampie fasce di lavoratori che stanno perdendo o hanno perso il lavoro di recente) per costituire un’invincibile piattaforma di ribellione contro l’attuale sistema. Sono convinto che non si possa andare avanti così per molto tempo e che queste categorie di persone bistrattate aspettino soltanto una speranza concreta per appoggiare un cambiamento radicale.

Come già rilevato in un precedente articolo, quello che manca è il collante politico e programmatico capace di coagulare le lotte intorno ad un programma minimo di resistenza e costruzione di alternative percepibili come concrete. Per citare un famoso incappucciato messicano, occorre “passare dai no ai si” e imporre delle soluzioni pratiche che facciano uscire le persone dal vicolo cieco dove lo stato li ha parcheggiati.

E noi anarchici, tradizionalmente molto sensibili nei confronti di queste tematiche, dovremmo provare con più forza di raccordarci a queste fasce sociali in sofferenza, al fine di progettare insieme alternative radicali all’esistente. Dovrà essere fatto un enorme sforzo anche teorico da parte dei libertari, perché non si può più rispondere alla gente che con un’eventuale rivoluzione si risolvono tutti i problemi e bisogna sviluppare insieme agli interessati proposte di miglioramento graduale realizzabili nell’immediato. Certamente, occorre considerare il fatto che siamo pochi e sottoposti a dura repressione ma l’esperienza insegna che i metodi autogestionari e libertari sono molto contagiosi ed in grado di consolidarsi. Purtroppo queste riflessioni non sono che un abbozzo preliminare che spero possa essere raccolto e sviluppato da molte compagne e compagni ma anche da molti cittadini perché è da qui che penso occorra partire per costruire una nuova politica.


[1] Il governo Berlusconi è stato senz’altro iperattivo nel tagliare fondi all’assistenza sociale ma anche i governi precedenti hanno fatto la loro parte di danni.

[2] Le puntate sono disponibili sul sito di Presa Diretta: http://www.presadiretta.rai.it/

[3] Le puntate sono disponibili sul sito di Presa Diretta: http://www.presadiretta.rai.it/

[4] Le puntate sono disponibili sul sito di Presa Diretta: http://www.presadiretta.rai.it/

 

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